L’inferno delle sale giochi – Da mania a malattia

 

Guest post ad opera di Valerio Vega, editor e CEO di nerdream.it

 

Arcade machine pixel… Erano tempi in cui la scritta “Insert Coin” era l’unico ostacolo tra un’emozione e l’altra …

E’ finita l’epoca del Jolly Blue…

sala giochi 1Il mondo dei videogiochi è sempre stato in continua evoluzione e nel suo continuo cambiamento ha creato tutta una serie di piccole rivoluzioni, di microcosmi, analizzabili singolarmente, alcuni belli ed altri bruttissimi.

Uno di questi è quello inerente la scomparsa delle sale giochi, o più che scomparsa vera e propria, la loro orribile trasformazione.

“Cazzo ha una grafica da BAR!” si usava dire negli anni ’80 e ’90 per indicare che un gioco fosse davvero figo graficamente.

Questo perché era proprio nei bar o in sala giochi, che si trovavano i videogames più belli, i coin-op, gli arcade, quei giochi talmente potenti che nessuna console era in grado di riprodurre sui televisori di casa.

C’erano porting decenti, porting riusciti, ma nessuno poteva reggere il confronto con la sua controparte a gettoni ed allora la sala giochi diventava un posto magico, il famoso Jolly Blue decantato da Max Pezzali e Mauro Repetto nella celebre canzone del ’92, quella cosa che era quasi come “una seconda casa”.

Si perché in quegli anni le games room erano posti davvero molto frequentati, sempre rumorosi, spesso caotici e fumosi (visto che non era ancora fatto divieto di fumare nei luoghi pubblici), dove ci si incontrava dopo aver fatto sega a scuola o nel pomeriggio, dopo aver fatto finta di fare i compiti.

Insert Coin senza stress…

sala giochi 2Ci si dava appuntamento con gli amici… Una partitina a stecche o una biliardino, ma le monete spicce in tasca non dovevano mancare mai!

Pronti via e si partiva con un bel doppio ad un picchiaduro o una sfida solitaria all’ultimo livello con qualche arcigno sparatutto o un platform, cercando di far comparire le prime tre iniziali del proprio nome nella schermata finale.

Erano bei tempi, fatti di chiacchiere, leggende metropolitane, storiacce con la tipa, due di picche e assi di bastoni… Erano tempi in cui la scritta “Insert Coin” era l’unico ostacolo tra un’emozione e l’altra, ma senza stress!

Si perché la sala giochi era il paradiso dello svago, l’ideale per dimenticarsi dei pensieri della vita che all’epoca potevano attanagliarci (spesso banalità, ma da giovani cose banali possono sembrare insormontabili), dove ci si sfogava, ci si scaricava.

Mettevi dentro la tua moneta da 200 lire e boom, eri nel reame di Yuria, con il nano di Golden Axe a spaccar culi come se non ci fosse un domani (giusto per citarne uno).

Si tornava a casa cercando proprio di riassaporare le stesse emozioni, cercando il gioco per console che potesse emulare al meglio le emozioni della sala, per poi invitare gli amici a casa, ignari del fatto che le cose potessero cambiare radicalmente da un momento all’altro!

Il sorpasso alla Marc Marquez dell’home entertainment!

sala giochi 3Avete visto che ha combinato Marc Marquez al GP di Argentina? Roba da Road Rash! Sorpassino all’interno, lascia il freno e butta fuori il povero Dottore… Il nuovo che avanza?

Beh alla fine è un po’ quello che è successo ai poveri vecchi cabinati… Ex campioni dei pesi massimi buttati al tappeto da console sempre più potenti e sempre più performanti, al punto da sorpassarli ampiamente in quanto a tecnologia.

E così torniamo all’incipit del nostro discorso, con le sale giochi che hanno avuto sempre meno ragioni di esistere e si sono trasformate.

Ora chi vuole videogiocare compra una console o un pc da gaming, infila le cuffie, setta il microfono e via, non c’è più il tempo né la motivazione per le generazioni di oggi di “ritrovarsi” fuori casa, tutto è a portata di mano, o di pad o di mouse…

…E le sale giochi? Esistono ancora, ma sono mutate! Sono diventate sale slot, sale bingo, sale mangiasoldi, dove l’insert coin non è più mania, ma malattia!

E’ incredibile vedere cosa venga fuori da Google quando si cerca “sala giochi”! Una mappa dettagliatissima delle oramai troppe sale per mandare in fumo stipendi e pensioni, fatte di apparecchi che di videoludico hanno ben poco, nati a scopo di lucro e pronti a rovinare intere famiglie.

Una rivoluzione che, da un lato ha fatto morire buona parte dei rapporti sociali veri, quelli vissuti gomito a gomito con uno stick nella mano e sei tasti sotto l’altra, e dall’altro ha dato vita ad una vera e propria piaga sociale di cui si parla sempre troppo poco, o sicuramente si parla meno di quanto si parli del connubio tra videogiochi e violenza, perché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire!

Da paradiso ad inferno e allora non resta che leggere la scritta…
…GAME OVER!

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Valerio "Raziel" Vega: Napoletano a Roma, Tecnico Ortopedico di giorno, Retrogamer compulsivo di notte. 
Creatore del progetto Nerdream, amante del cinema, delle serieTV, dei fumetti e di tutto ciò che è fottutissimamente NERD, sogna una vecchiaia con
una dentiera solida ed il pad di un NES tra le mani. Il suo motto è “Ama il prossimo tuo come hai amato il tuo commodore 64”

 

6 pensieri riguardo “L’inferno delle sale giochi – Da mania a malattia

  • aprile 16, 2018 in 9:04 am
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    Grazie per la bella opportunità che mi avete concesso. Sono onorato di essere ospitato sulle pagine del sito. Spero che l’articolo possa piacere. Ad Maiora!

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  • Federico Trippini
    aprile 16, 2018 in 11:24 am
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    Con questo articolo mi hai tolto le parole di bocca e le lacrime dagli occhi 🙁
    Quando con 3.000 lire il sabato pomeriggio, ti facevi le tue belle 15 partite ed eri apposto per tutta la settimana.
    Penso a quello che dicevi sulla grafica. Ricordo che vedevamo le immagini di Dragon’s Lair per Amiga sulla rivista C+VG e le discussioni che ne uscivano perchè sembrava meglio del coin-op, che poi invece venivano ritoccate per sembrar più belle…che ricordi.
    Bell’articolo, che a noi della nostra generazione ci tocca il cuore e le vesciche nelle mani (per giocare a track’n’field sia chiaro)

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    • aprile 16, 2018 in 2:06 pm
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      Mamma mia Track and Field quante calorie bruciate… Altro che palestra! Avevo le stimmate! Ahahahahah

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  • aprile 18, 2018 in 12:16 am
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    Essendo nato negli anni settanta ho visto la nascita e la caduta delle sale giochi come le conoscevamo e l’ho fatto da un punto di vista privilegiato come la riviera romagnola degli anni ottanta e novanta: file di persone davanti al cabinato di Dragon’s Lair (sopravvalutato mangiasoldi con gli occhi di adesso) e gruppi di persone a smanettare sul joystick di track & field, gente che fischiettava il motivetto di bubble bobble (anche io) mentre ripassava la “mezzaluna avanti poi pugno” (cosa lo spiego a fare).
    Il momento in cui è iniziato a crollare tutto è stato quando si è persa la ”magia”, quando la tua console da casa poteva rifare quello che vedevi nei “giochi da bar”, ma non come lo faceva il pur volenteroso C=64: erano proprio uguali.
    Il colpo di grazia per me è stato quando ho visto coi miei occhi uno che era molto bravo in quei giochini in cui buttavi un gettone e ne facevi cadere altri che li rivendeva a prezzo minore rispetto al “cambiasolidi” della sala: da quello ai videopoker il passo, immagino, sia stato breve ma io me ne ero già andato.

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    • Francesco Soccolini
      aprile 18, 2018 in 12:59 pm
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      Ho ricordi indelebili riguardo alla calca intorno a New Zeland Story … prima ancora al cabinato di 1943, Rastan, Hang-On e il temutissimo Ghost ‘n’ Goblins . Tanta roba. Ad esempio in molti paesi ancora resistono..anzi… prima escono i titoli su cabinato e poi su Console/Pc. Vedi il Giappone. E’ una questione di cultura.

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