Lovecraftesque – La nostra recensione

lovecraftesque meniac review 1C’è cura e attenzione ed una forte dedizione all’analisi dell’opera lovecraftiana, cosa che rende Lovecraftesque un lavoro che andrebbe letto anche da chi non è appassionato di giochi di ruolo o di narrazione.

Voi mi conoscete e sapete come sono affezionato al gioco di ruolo tradizionale, se così vogliamo chiamarlo: il classico tavolo con giocatori ed un master, dadi, miniature, scheda e tanta roba radioattiva da mangiare. Ma a differenza di molti fondamentalisti a me di tanto in tanto piace anche sperimentare e provare le varie evoluzioni del mondo del gioco di ruolo (in questo specifico caso del gioco di narrazione): è per questo che, insieme alla mia paziente consorte e spinto da una mattinata piovosa in quel di Lucca Comics & Games, ho voluto provare questo titolo ( grazie alla disponibilità di Giulia Cursi e dello staff di GDR Unplugged). Inoltre ho potuto approfondire il tutto grazie ad una copia del gioco fornitaci da Narrativa.it nella persona di Michele Gelli.

Svuotare il bicchiere

lovecraftesque meniacBene, la prima cosa da sapere è che Lovecraftesque non è assolutamente un gioco di ruolo di stampo tradizionale, meglio che lo sappiate da me prima di pentirvi dell’acquisto: non esiste una figura statica di master/narratore ed esisterà un unico protagonista della storia “gestito” a rotazione da tutti i giocatori.

L’obiettivo di Lovecraftesque è la creazione di una storia, dal principio fino al suo epilogo, tragico o meno che sia, nella miglior tradizione del nostro genio di Providence, un viaggio che conduce un unico personaggio, il Testimone, da un mistero apparentemente banale attraversando un orrore crescente, l’insinuarsi del terrore e della follia nella testa del malcapitato fino a toccare il fondo da cui il protagonista potrebbe non sfuggire.

I ruoli dei ruoli

I partecipanti affrontano la sfida di creare un racconto cercando di attenersi al tratto narrativo tipico delle opere di Lovecraft fino al portare alla conclusione una storia degna di ogni antologia delle sue opere.

Siamo abituati alla canonica delineazione di due ruoli specifici, il giocatore (con il suo personaggio) e il master/narratore che gestisce anche gli onnipresenti personaggi non giocanti: in Lovecraftesque i giocatori assumono a rotazione i tre ruoli chiave per la creazione della storia:

Il Testimone
E’ il protagonista, colui che si ritroverà ad affrontare un viaggio verso l’oscurità e confrontarsi con la follia crescente, con misteri ben oltre la portata del suo intelletto. Quando un giocatore veste i panni del Testimone ha la possibilità di agire come se il suo fosse un classico personaggio da gioco di ruolo, dando però la precedenza ed ampio spazio al descrivere le senzazioni, paure, sospetti in una sorta di monologo interiore, un esame accurato del modo in cui gli eventi lo stanno influenzando passo dopo passo;

Il Narratore
Quando un giocatore assume questo ruolo ha la possibilità di portare avanti un frammento della storia includendo dettagli, presentando al Testimone personaggi non giocanti, luoghi e dettagli su ciò che lo circonda. Ogni volta che un giocatore assume questo ruolo avrà la possibilità di condurre una scena seguendo il proprio stile sforzandosi di attenersi alla classica linea narrativa e di evitare argomenti che possano essere di particolare disturbo per i presenti (uno degli aspetti del gioco che spiegherò più avanti).

La sua scena si conclude quando avrà presentato un indizio da lui/lei inventato: questo indizio darà il via a tutti i giocatori per fare speculazioni su ciò che sta accadendo e creare così un ulteriore pezzetto del racconto;

L’Osservatore
Chiunque non sia coinvolto nei due ruoli di sopra veste per quella scena i panni dell’Osservatore: oltre al poter fare congetture su ciò che accade esaminando gli indizi lasciati dai precedenti Narratori potrà aggiungere piccoli dettagli di ambiente che arricchiscano le scene (lo strano quadro alla parete che sembra osservarti, quel ticchettio insistente di cui non si individua l’origine…) e, su richiesta del Narratore corrente, interpretare un personaggio non giocante necessario per quella scena.

Questa rotazione di ruoli consente a tutti di poter dare un proprio contributo alla creazione della storia e farla propria nonché farsi coinvolgere nell’indagine andando ad esaminare ogni indizio per capire dove gli eventi condurranno il protagonista.

La discesa nell’ abisso

Dopo una prima sequenza di scene in cui tutti avranno avuto più occasioni di rivestire ciascun ruolo ha inizio il viaggio verso la destinazione (fisico o onirico, dipenderà da come la storia si sarà evoluta) dove avrà luogo l’incontro con l’Orrore: qui i ruoli dei giocatori iniziano ad intersecarsi ed alternarsi sempre più rapidamente, a simulare il pathos crescente nella storia e il rapido approssimarsi dell’epilogo terribile.

lovecraftesque meniacAl termine uno dei giocatori, colui che riterrà di aver elaborato una teoria più interessante ed in linea con gli indizi fino a quel momento rivelati, potrà concludere la narrazione.

Come reagirà il Testimone? Resterà terrorizzato dalla paura? Fuggirà cercando di negare, negli anni a venire, ciò che i suoi occhi hanno visto? Proverà ad affrontare il grande Orrore anche se l’esito sarà scontato?

Lovecraftesque ha molti punti forti che lo rendono un ottimo prodotto: senza contare trovate molto simpatiche quali indizi nascosti nel piccolo manuale e rivelabili esclusivamente con l’utilizzo di una darklight (elemento che dà un certo tocco di originalità ma che non offre niente di influente in termini di giocabilità), la lettura delle regole e dei vari scenari di esempio è abbastanza scorrevole, qualche difficoltà nella comprensione delle meccaniche la si può riscontrare per chi è abituato a ragionare in termini di gioco di ruolo “tradizionale” ma offre l’opportunità dell’esperienza di gioco masterless dove ogni partecipante ha la possibilità di cimentarsi come narratore (forse è la volta buona che uno dei vostri giocatori si sentirà ispirato dall’esperienza e finalmente potrete liberarvi dal fardello di organizzare le prossime campagne!)

Altra nota positiva è la presenza di un corpus di regole abbastanza compatto e la possibilità di organizzare una seduta di gioco in pochi minuti e che duri fra le due e tre ore: non è un elemento da sottovalutare in un periodo dove i boardgames fanno della facilità di comprensione delle regole e velocità di gioco i loro punti di forza.

lovecraftesque meniacVi è una forte attenzione agli argomenti da trattare in Lovecraftesque: ogni giocatore è invitato a rispettare la sensibilità degli altri presenti affinché l’esperienza di gioco sia la migliore possibile per tutti, per questo motivo si sollecita a mettere da parte riferimenti a pregiudizi razziali, spesso presenti nell’opera del nostro H.P., riferimenti offensivi ad orientamenti sessuali e a scene di eccessiva truculenza, soprattutto nelle fasi iniziali del gioco, questo non soltanto per tutelare coloro che potrebbero sentirsi disturbati ma per evitare un tuffo nel precipizio della banalità simile a molti pessimi film horror moderni e per non spezzare il giusto crescendo dell’atmosfera durante il gioco. Da non sottovalutare l’applicazione della regola della Carta X: un foglio con una X è posto al centro del tavolo, quando uno dei presenti si sente disturbato da uno degli argomenti trattati può toccare il foglio in modo da segnalare agli altri, senza spezzare la narrazione, che gradirebbe che quell’argomento non venisse nuovamente tirato in ballo durante la sessione.

lovecraftesque meniacInfine l’elemento che ho apprezzato maggiormente: Lovecraftesque non è solo un gioco di narrazione, è un vero e proprio saggio sulla letteratura di Lovecraft, un’approfondita analisi sull’arco narrativo dei suoi lavori, sui temi trattati, sulla capacità di trasmettere quel senso di disagio e di turbamento del protagonista al lettore.

Non si ha la pretesa che questa analisi sia all’altezza di opere di grandi studiosi del passato ma di certo è un aspetto del manuale di gioco che ritengo indispensabile per non dimenticare quale sia la vera atmosfera che debba crearsi intorno ad una sessione di gioco prima che degeneri in uno splatter o in un film di Schwarzenegger che picchia lo dimonio!

C’è cura e attenzione ed una forte dedizione all’analisi dell’opera lovecraftiana, cosa che rende Lovecraftesque un lavoro che andrebbe letto anche da chi non è appassionato di giochi di ruolo o di narrazione.

L’ orrore finale

Lovecraftesque è un bel gioco, semplice e stimolante, un ottimo lavoro che merita molta attenzione ed offre l’opportunità di provare qualcosa di nuovo.

Per quale motivo lo giocherei?

Perché dopo una sessione senti di aver “scritto” un racconto di Lovecraft insieme ad alcuni amici, ed è una sensazione splendida.
E perché l’esperienza di vedere i propri giocatori fare da “master” anche solo per pochi minuti è impagabile.

Lo consiglierei a giocatori alle prime armi?

Sì perché è un ottimo playground per favorire l’interpretazione, l’evoluzione psicologica di un personaggio e introdurli alla narrazione.

Lo consiglierei a giocatori della “vecchia scuola”?

Sì ma dubito che tutti riuscirebbero ad apprezzarlo, richiede un certo sforzo nell’abbracciare questa filosofia di gioco.
Ma lo consiglierei anche soltanto per spingerli a staccarsi per qualche ora dai classici dadi, schede e miniature.

Diventerà uno dei miei giochi preferiti?

No, ma solo perché sono un vecchio brontolone ancora troppo affezionato a dadi, schede e miniature!

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