CO2 Second Chance – La nostra recensione

Se non vi spaventa il fatto che sia il gioco stesso a dirvi cosa fare fateci un pensierino. Altrimenti statene alla larga.

 

Se io posso cambiare, tutto il mondo può cambiare… forse

Stavolta è il turno di CO2 Second Chance ( 1-4 giocatori, età 14+ ), gioco del designer Vital Lacerda, edito da Giochix, e riedizione di CO2. Parliamo di un gioco il cui tema portante è l’ inquinamento, lo sfruttamento massivo del pianeta e delle sue risorse e non ultimo il cambiamento climatico, un focus importante e di sicuro impatto. Green Economy signori e signore, Green Economy.

CO2 Second Chance può essere giocato sia in modalità cooperativa, competitiva e in solitaria ma è nella prima che a mio avviso riesce meglio, spingendo i giocatori ad una fortissima iterazione al tavolo al fine di ottimizzare al massimo le risorse di ognuno e raggiungere l’ obiettivo finale.

Ma cosa bisogna fare in CO2SC? Spiegare il regolamento in maniera sintetica e chiara sarebbe difficile viste le variabili che il gioco offre ad ogni singola azione. Pertanto mi limiterò a raccontarvi le fasi chiave del gioco cooperativo.

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Impegno globale

Ogni giocatore ricopre il ruolo di un produttore di energia e quello che bisognerà fare, nell’ arco di 4 decadi, sarà cercare di installare quante più centrali di energie rinnovabili possibili, facendo fronte al fabbisogno globale, e contrastando l’ aumentare dell’ inquinamento prodotto da centrali ” sporche “.

Per fare ciò sarà necessario proporre dei progetti, che poi porteranno alla realizzazione dell’ infrastuttura e di conseguenza della centrale scelta nel continente target, bisognerà partecipare ai vari summit che si terranno in svariate location del pianeta, gestire in maniera oculata le proprie risorse e l’ andamento del mercato e non ultimo acquisire conoscenza su ogni fonte di energia pulita in modo da accrescere le nostre possibilità.

Ad ogni decade ( dal 2010 al 2040 ) ogni giocatore effettuerà un’ azione principale e X azioni secondarie ( Fase Operazioni ) per poi passare il turno al giocatore successivo. In base al numero dei giocatori varierà il totale di turni complessivi prima che si passi alle fasi successive di ogni decade, ovvero Introiti, Obiettivi Ambientali, Fabbisogno Energetico e Fine Decade. Una volta traggiunta la fase di Fine Decade si effettuerà il setup necessario al decennio successivo.

Se durante la Fase Operazioni ogni giocatore prende le proprie decisioni e spende le proprie azioni in quella Introiti si andranno a valutare eventuali guadagni, da suddividere a proprio piacimento tra soldi o punti vittoria, in base al proprio livello di conoscenza di ogni energia. La Fase Obiettivi Ambientali invece servirà per verificare quanti obiettivi tra quelli proposti sono stati soddisfatti, incampando in penalità a seconda di quanti non saranno stati completati e in ultimo nella fase Fabbisogno Energetico si andrà a verificare se la richiesta di ogni continente è stata soddisfatta o meno e se non saranno state costruite abbastanza centrali ecologiche verranno installate delle centrali fossili ad emissioni di Co2 variabili, aumentando così il livello d’ inquinamento globale.

In tutto questo metteteci le carte ONU, le carte Lobby, gli obiettivi personali di ogni giocatore, i CEP ( Carbon Emissions Permit ), Il Mercato, le multe e molte piccole regole che si concatenano l’ una all’ altra e di cui tenere conto ad ogni nostra azione.

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Uniti e coesi verso il traguardo

Il gioco, parlando sempre della versione competitiva, spinge i giocatori a consultarsi continuamente. Sarà necessario scegliere oculatamente quale strategia applicare, strategia corale che dovrà andare in una direzione specifica dettata dagli obiettivi, che saranno presenti al tavolo fin dal setup iniziale, in modo da minimizzare i danni e cercare di aquisire più punti vittoria possibili costruendo centrali e destinando in maniera oculata gli introiti.

Il gioco terminerà allo scadere della quarta decade ma potrebbe interrompersi bruscamente molto prima a causa di diverse condizioni come far scendere i punti vittoria ( collettivi ) sotto lo zero oppure far aumentare l’ inquinamento fino alla soglia massima di 500 ppm. Se invece si arriverà alla fine della quarta decade si potrebbero verificare condizioni che porterebbero comunque alla sconfitta come ad esempio il non aver compleatato almeno uno degli obiettivi personali oppure se al tavolo saranno rimaste più di 3 carte ONU ( non reclamate ).

I materiali di gioco sono ineccepibili. Una volta aperta la confezione ci troveremo di fronte ad un fiume di segnalini delle forme più disparate e modelli ad incastro tutti squisitamente lavorati e in legno. Le carte telate sono di buonissima fattura. Il tabellone, a due facce, è un tripudio di colori, ben organizzato e con un artwork delizioso. Anche l’ iconografia applicata a tutte le componenti che ne richiedano l’ utilizzo risulta piuttosto chiara e funzionale. Nulla da ridire. Segnalo anche che, tolto il regolamento, il gioco è indipendente dalla lingua e che la confezione è organizzata con gli spazi adeguati per riporre ogni singolo componente.

Il setup è piuttosto lungo e impegnativo a causa dell’ elevato numero di componenti da poter utilizzare e distribuire sia ai giocatori sia sul tabellone di gioco.

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Una sola strategia, per tutti

Co2 Second Chance è un gioco che coinvolge fin da subito, vuoi per il tema affrontato vuoi per l’ impatto visivo che è strepitoso, ma riesce a lasciare interdetti e con molte domande sul groppone.

Il gioco è stretto, molto stretto, e non lascia spazio ad alcuna strada secondaria da poter perseguire. Bisognerà remare tutti verso un obiettivo comune deciso fin dall’ inizio, sperando di aver pianificato bene ogni singola mossa onde incappare in una fine prematura. Questo dettame è veicolato dal gioco stesso il quale non lascia adito ad intepretazioni o a chissà quale bivio decisionale. Fin dal setup risulterà chiaro cosa bisognerà tentare di fare in base agli obiettivi che verrano piazzati e alle tipologie di centrali che potremo costruire in ogni zona del mondo. Ma attenzione… questa linea guida, dalla quale non si potrà uscire fuori in alcun modo, non è un bene, anzi tende a rendere il gioco rigido, togliendo il gusto di osare o intraprendere un’ azione fuori dal coro.

Inoltre, pur trattandosi di un german con una durata che si assesta sulle 2 ore di gioco, max 2 ore e mezza, per 4 decadi complete senza contare il setup, il fattore alea c’è e si sente in quanto durante la fase di fabbisogno entreranno in campo inesorabilmente le centrali a combustibile fossile, aumentando il livello di’ inquinamento globale. Queste centrali hanno valori che spaziano da 20 ppm  a 40 ppm. Capite bene che se verranno messe in campo molte centrali da 40 ppm, pescate da pile mescolate ad inizio partita, il livello d’ inquinamento salirà in maniera vertiginosa portando così alla fine dei giochi prima del previsto ( tenete conto che l ‘indicatore partirà da 400 ppm con il limite fissato a 500 ).

Le azioni sono veramente risicate e il saper valutare il fattore rischio ad ogni mossa sarà fondamentale per cercare di arrivare alla decade successiva. Se poi ci aggiungiamo anche il dover pensare agli obiettivi personali e al dover reclamare per forza le carte ONU allora capite bene che l’ impresa di uscire vincitori da questo gioco sarà impresa assai difficoltosa, non impossible ma veramente ardua.

Spendo anche due parole sulla versione competitiva, anche se non trovo sia la vera anima del gioco. Questa modalià è molto simile alla controparte ma è esente dagli obiettivi ambientali. La cosa che più mi ha infastidito è che non c’è il possesso esclusivo di un progetto o di una infrastruttura. Praticamente ti sbatti per costruire le basi di una centrale ed ecco che ti viene strappata di mano dagli altri giocatori. Lo trovo poco sensato nell’ economia generale del flusso di gioco anche se stiamo parlando di competizione.

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Non per tutti, questo è chiaro

CO2 Second Chance non è un gioco per neofiti e anche se proposto a gruppi molto skillati vi farà vedere i sorci verdi. C’è anche da tenere conto che saranno necessarie diverse partite prima di riuscire ad inquadrare la bestia e trovare il giusto modo per domarla.

Vi assicuro che la prima partita è spiazzante, specialmente se il gruppo di gioco non ha mai giocato ne letto di questo titolo e, nonostante il regolamento proponga molti esempi, riuscire a vedere l’ inizio della seconda decade sarà un miracolo.

Se lo scopo del designer è quello di voler far capire quanto sia difficile riuscire a far fronte al problema dell’ inquinamento e dello sfruttamento del pianeta, nonostante ci si sforzi per cercare di migliorare la situazione grazie ad un piano d’ azione ben preciso, allora ha centrato pienamente l’ obiettivo… ma cavolo… c’è concettualmente del pessimismo di fondo eh.

CO2 Second Chance è un gioco che mi ha lasciato un po’ l’ amaro in bocca. Mi sarei aspettato meno rigidità e meno fattore fortuna perchè, visto l’ esiguo numero di azioni tra una decade e l’ altra nonostante un’ accurata pianificazione delle stesse, tutto potrebbe finire tristemente a causa di un paio di centrali a combustibile pescate in malasorte ( frustrazione portami via ).

Comunque il titolo ha carattere e questo non lo si può negare. Ambientazione di tutto rispetto, materiali ineccepibili e una grande dose di sfida.

Se non vi spaventa il fatto che sia il gioco stesso a dirvi cosa fare fateci un pensierino. Altrimenti statene alla larga.

Augh.

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