Dungeon Encounters – La nostra recensione

Dungeon Encounters fa del minimal la sua chiave di design, sia nella grafica che nel gameplay, rendendolo così appetetibile a chi cerca un’ esperienza da “Tabletop” non troppo complessa e con la giusta dose di sfida

Al fascino del dungeon non si resiste

Siamo cresciuti a pane e dungeon. E’ dai primi anni 80 che viaggiamo per tetri e polverosi corridoi infestati da mostri alla ricerca di tesori o per sventare minacce.

Siamo cresciuti a pane e Rogue, Temple of Apshai, Zork, Dungeon Master, Adom, giusto per citarne alcuni, senza contare gli RPG cartacei ( es. Dungeons & Dragons, Warhammer etc etc ).

Perciò è dal suo annuncio che non vedevamo l’ ora di mettere mano a Dungeons Encounters, nuovo titolo di Square Enix uscito su Nintendo Switch, PC e PS4, tutto incentrato sull’ esplorazione di labirinti sotterranei.

Dungeon Encounters è stato diretto da Hiroyuki Ito, game designer responsabile di giochi come Final Fantasy IVVXII e FF Tactics, nsomma, robetta non trascurabile direi.

Ma veniamo al dunque.

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Novantanove

La storia è abbastanza classica. Il solito canovaccio narrativo, ad ambientazione puramente fantasy, a fare da introduzione che ci darà un motivo per il quale buttarci a copofitto nell’ oscurità sotterranea.

In estrema sintesi accanto ad una ridente cittadina è comparsa una strana torre sotterranea, popolata da creature ostili. Molti hanno tentato di avventurarsi ma nessuno ha fatto ritorno. E perciò entreremo in campo noi e il nostro party di baldi avventurieri.

Composto il nostro party iniziale, che potrà vantare un massimo di 4 personaggi, inizieremo subito la nostra esplorazione. Ogni livello, e ce ne sono ben 99, è rappresentato come se fosse un boardgame.

Ci si muove su caselle, speditamente e senza vincoli di movimento. Eventi e Incontri all’ interno della mappa di gioco saranno rappresentati da cifre e lettere. Quelli bianchi staranno ad indicare eventi, quelli neri incontri. Attivando quindi Eventi o Incontri potremo beneficiare di alcune opzioni oppure guadagnare drop, esperienza ( immancabile classico di upgrade delle caratteristiche di base, ndr ) e monete.

Gli eventi ci permetteranno di accedere a negozi, mappe segrete, piccoli puzzle, santuari vari etc etc, mentre gli incontri ci caleranno all’ interno del cuore del gioco, ovvero il battle-system.

Ogni nostro personaggio, sia quelli inziali sia quelli che riusciremo e reclutare nel corso nella nostra discesa, ovvero i famosi avventurieri che non hanno fatto ritorno, godranno di statistiche e tratti unici. Ma occhio, oltre agli equip di potenziamento, droppati o acquistati che siano, non avremo altro su cui contare se non le nostre caratteristiche e le nostre possibilità di attacco e difesa, melee e magiche che siano.

Ogni scontro si baserà su tre valori principali, che si consumeranno a secondo dalle tipologia di attacchi che effettueremo o subiremo: Difesa Fisica, Difesa Magica, Punti Vita. Pertanto nemici e avventurieri inizieranno a subire danni ai punti vita una volta che una delle barre di difesa, magica o fisica, saranno ridotte a zero.

Inoltre i turni di attivazione in battaglia saranno decisi dal riempirsi di una barra apposita e qui non si può che non ricordare l’ ATB ( Active Time Battle ) di Final Fantasy.

Combattimenti e ancora combattimenti

Strategia quindi, strategia applicata alla tipologia di nemici che ci troveremo di fronte perchè il core del gioco è proprio come affronteremo i combattimenti grazie alle nostre abilità e tenendo conto di come si comporteranno i nostri avversari, tra le altre cose molto variegati e ben orchestrati.

Completando un intero livello, oppure tramite eventi, guadagneremo Ability Points che potremo spendere, all’ interno di uno specifico luogo ( il numero 03 per parlare nel linguaggio di Dungeon Encounters, ndr ) si potrà trovare in alcuni livelli, per rendere attive diverse abilità attive o passive.

L’ esperienza collezionata durante gli incontri farà salire di livello i nostri personaggi attivi e ad ogni upgrade boosterà le caratteristiche automaticamente quindi non saremo liberi di distribuire punti su perks o caratteristiche varie.

Una feature che mi è molto piaciuta è come dovremo ricordare posizione di eroi caduti, da poter riportare in vita tramite appositi altari, eventi o personaggi vari da reclutare. Dovremo basarci sulle coordinate di specifiche caselle di specifici livelli, pertanto vien da se che anche il backtracking sarà attività in-game necessaria.

Le mappe saranno tutte diverse e tenderanno ad ingigantirsi e ad essere sempre più temibili parallelamente alla nostra discesa . Altra features interessante è che tornado indietro in un livello già esplorato la posizione degli incontri varierà, rendendo il nostro obiettivo da raggiungere più o meno ostico.

I menù sono molto ben organizzati e anche questi, se pur molto minimali, svolgono egregiamente il loro compito. Dopo qualche oretta tutto risulterà familiare e chiaro, al netto di un tutorial alquanto inesistente e molto approssimativo.

Graficamente siamo di fronte ad un design molto minimal ma di sicuro impatto. Immaginate un grande gioco da tavolo digitale in cui spremere le miningi per affrontare ardui combattimenti strada facendo. Un Dungeon crawler abbastanza classico a base di skirmish compulsivo.

Noiso. No, per me non è stato così. Anzi lo trovo rilassante e sfidante il giusto e vi assicuro che riuscire a staccare da una sessione di gioco è veramente difficile. Inoltre il prendere sottogamba un’ incontro potrebbe essere letale, come potrebbe essere letale sbagliare un’ azione.

Bisogna sempre porre molta attenzione durante i combattimenti perchè al termine degli stessi, le nostre difese si ripristineranno ma non i punti vita e a volte riuscire a risanare la salute del party non sarà semplice e potrebbe portarci al famoso backtracking con un party sull’ orlo dell’ estinzione.

Attenzione però che se immaginate profondità tecnica e narrativa, tipica degli RPG, siete sulla strada sbagliata.

Dungeon Encounters fa del minimal la sua chiave di design, sia nella grafica che nel gameplay, rendendolo così appetetibile a chi cerca un’ esperienza da “Tabletop” non troppo complessa e con la giusta dose di sfida.

Augh.

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