Remnant: From the Ashes – La nostra recensione

Un ventata di aria fresca nel mondo di TPS e affini, non c’è che dire.

 

Salviamo il mondo

Mi sono approciato a Remnant: From the Ashes con i piedi di piombo. Il terrore di trovarmi di fronte al solito souls-like trito e ritrito era forte in me, ma fortunatamente si trattava soltanto di una sensazione che è svanita dopo nemmeno un paio di ore di gioco.

Remnant: From the Ashes di Gunfire Games ( Darksiders III per intederci ), prodotto da Perfect World, è si un gioco che che basa parte della sua essenza sul canovaccio “muori-ritenta-muori ancora” ma si sforza di utilizzare tale meccanica inserendola all’ interno di un TPS solido e ben orchestrato.

Apro e chiudo una parantesi per ricordare che il morire e ritentare sovente è una pratica classica nel mondo dei videogames, specialmente per chi ha vissuto, o vive oggi, gli arcade e i giochi anni 80/90 e non pertanto peculiarità di titoli contemporanei etichettati per questo come hardcore. Ma torniamo al gioco …

In Remnant vestiremo i panni di un umano, uno dei pochi rimasti al mondo dopo che tutto è tracollato a causa dell’ invasione dei Root, una minaccia extra-dimensionale che corrompe e distrugge tutto ciò con cui viene a contatto. Starà a noi cercare di trovare il modo di fermare questa minaccia.

A grandi linee questo è l’ incipit narrativo di Remnant.

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1, 2, 3 Azione

Dopo un tutorial abbastanza esaustivo verremo catapultati all’ interno dell’ HUB di gioco, il Ward 13. Trattasi di una sorta di avamposto di resistenza all’ interno del quale un piccolo gruppo di umani è organizzato in modo da dare supporto e fornire materiale utile alla nostra missione.

Dal Ward 13, tramite uno specifico portale si potrà accedere al mondo di gioco, mondo che verrà generato randomicamente all’ inzio di ogni nuova campagna e che potrà essere ulteriormente rigenerato anche in corsa, mantenendo attivi i progressi ottenuti dal nostro personaggio. Pertanto alcuni boss, e relativo bottino, saranno generati in modo differente come anche le missioni secondarie. Rimaranno invariate le missioni principali che però si articoleranno in aree differenti da giocatore in giocatore.

A livello di gameplay siamo di fronte ad un TPS frenetico e molto punitivo. Avremo la possibilità di equipaggiare due armi da fuoco e una da mischia con la possibilità di potenziare ogni singola arma ed equipaggiare anche delle mod che doneranno abilità secondarie. Non aspettatevi montagne di loot. Bisognerà sempre dosare molto bene i propri proiettili e sapersi gettare sfrontatamente nella mischia con attacchi melee quando necessario. Le aree sono piuttosto vaste e i nemici sono implacabili e molto agressivi. Ogni combattimento, anche contro il mob apparantemente più innocuo, dovrà essere pesato con cura. Il saper schivare sarà una delle attività chiave di ogni combattimento.

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Co-op is the word, but solo works

Il cuore del gioco risiede comunque nella sua componente multiplayer. Fino a 2 giocatori potranno aggiungersi alle nostre scorribande rendendo la cooperazione efficace e di sicuro pregio. Un party ben organizzato nei ruoli ( 3 classi principali riassumibili in tank, cecchino e supporto ) si potranno condividere obiettivi differenti, in particolar modo durante le bossfight dove oltre al cattivone di turno bisognarà molto spesso fare i conti anche con diverse orde di gregari molto fastidiosi.

Vien da se che più giocatori saranno in partita e più il gioco diverrà ostico aumentando punti vita, resistenza e numerosità dei nemici.

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Le armi a disposizione saranno varie e alcune molto interessanti, con effetti particolari che non si ridurranno al solo sparare proiettili. Parlo di armi che sparano buchi neri, che si trasformano in lanciafiamme, che hanno effetti rigeneranti e molto altro ancora.

Anche il parco nemici è molto variegato offrendo una sfida varia e ben bilanciata. Di certo affrontare Remnant in solitaria è impresa assai ardua ma non impossibile. Se siete amanti del gioco in solitario armatevi di pazienza e non mollate la presa perchè tutto è comunque fattibile, Anzi in alcuni casi sono riuscito a battere dei boss meglio in solitaria piuttosto che in gruppo. I loot saranno condivisi e pertanto non s’ incapperà mai nella corsa al raccolto, e questo è solo che un bene.

Il gioco non prevede nessuna pausa pertanto il navigare nei menù sarà un’ azione da intraprendere in momenti specifici e ben oculati anche perchè un’ area non è mai totalmente libera; i nemici possono respawnare e non si è mai veramente al sicuro, se non all’ interno del Ward 13. L’ IA dei nemici è nella media e nella maggior parte dei casi si fionderanno addosso ai nostri personaggi senza colpo ferire e senza alcuna strategia corale.

Lo shooting è veramente appagante e divertente. Cosa volere di più da un TPS?

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Molto intressante la progressione del personaggio. L’ aspetto RPG è presente ma non aspettatevi le classiche statistiche da livellare. Avremo a disposizone un set di tratti base ai quali si andranno ad aggiungere ulteriori man mano che progrediremo ed esploreremo le zone di gioco, compiremo determinate azioni e completeremo quest. Questi tratti potranno poi essere potenziati acquisendo punti caratteristica.

Graficamente siamo di fronte ad un buon titolo. Il mondo post-apocalittico di Remnant è reso piuttosto bene. Le aree sono ricche di dettagli. Non ho mai riscontrato lag e nemmeno cali di frame. Peccato per le animazioni facciali che lasciano piuttosto a desiderare. Il level design è apprezzabile. A livello sonoro non c’ è da gridare al miracolo; Remnant è piuttosto scarno di musiche e gli effetti sono canonici. Il gioco è totalmente in italiano ma la traduzione non è eccelsa, anzi a tratti è abbastanza approssimativa.

La storia è linerare e si arricchisce di particolari man mano che progrediremo nel mondo di gioco grazie anche ai dialoghi con alcuni NPC e al ritrovamento di documenti sparsi qua e la. Non è certo chissà quale trama articolata ma nell’ economia del titolo svolge bene il suo dovere pur non rimanando qualcosa di memorabile.

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Il mix che funziona

La generazione randomica del mondo di gioco, seppur con qualche asset ripetuto che è comunque condizione plausibile in questa tipologia di prodotti, aumenta notevolmente la longevità. Se poi ci mettiamo anche 3 distinti livelli di difficoltà ( il livello più basso è già abbastanza arduo, ndr ), selezionabili ogni volta che decideremo di rigenerare un mondo, allora la ricetta per diverse ore di gioco attaccati al pad è servita.

Due sono i grandi assenti in questo gioco: un sistema di coperatura e l’ autoloot. Ho sentito spesso la mancanza di queste due features. Il potersi riparare sarebbe stata una meccanica molto funzionale, in particolar modo di fronte a nemici armati di mitragliatore. L’ autoloot invece avrebbe di sicuro reso il gameplay ancora più scorrevole in quanto spesso sono dovuto tornare sui miei passi per raggogliere oggetti lasciati indietro.

Remnant: From the Ashes riesce a fondere gli elementi cardine dei souls-like al genere TPS a stampo action in modo eccellente. Etichettare questo gioco come un derivato da “Le Anime Oscure & Co.” sarebbe troppo riduttivo perchè Remnant è un Third Person Shooter con elementi gdr in stile souls, non il contrario. E chi lo etichetta come “un souls con le pistole” allora non ha ben capito il concept del gioco e l’ operato di Gunfire Games nel tentare di svecchiare un genere ormai troppo ancorato a canoni ripetitivi e poco attraenti per il pubblico attuale.

Un ventata di aria fresca nel mondo di TPS e affini, non c’è che dire.

Consigliatissimo.

Augh.

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