Conglomerate 451 – La nostra recensione

Siamo nel 2099 e la città di Conglomerate è controllata da corporazioni corrotte che gestiscono ogni attività illecita grazie a loschi accordi con le varie gang di criminali che popolano i diversi distretti.

Prova su strada

Questa che vi trovate di fronte è più una prova approfondita che una recensione di Conglomerate 451.

Infatti il titolo degli italiani RuneHeads si trova ancora in accesso anticipato su Steam, con una roadmap di sviluppo ben definita: proprio in questi giorni è uscito un aggiornamento che ha incluso una prima bozza di story mode nel gioco, con altre importanti novità previste ogni mese fino alla data di lancio, prevista per febbraio 2020.

Titolo molto complesso questo Conglomerate da giudicare perché, se l’ambientazione cyberpunk governata dalle solite mega corporazioni non è niente di nuovo, ci troviamo di fronte a delle meccaniche da dungeon crawler in prima persona che sono poco sfruttate nei titoli recenti (Legend of Grimrock e The Bard’s Tale IV sono gli unici che mi vengono in mente, anche se con ambientazione fantasy).

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La guerra dei cloni

Siamo nel 2099 e la città di Conglomerate è controllata da corporazioni corrotte che gestiscono ogni attività illecita grazie a loschi accordi con le varie gang di criminali che popolano i diversi distretti.

Per ripristinare l’ordine nel settore 451, il Senato della città fonda una nuova Agenzia Speciale e rende legale la creazione e l’uso di cloni umani. Proprio nel ruolo di Direttore dell’Agenzia, dovremo creare, allenare e gestire la nostra squadra di soldati cloni e, attraverso varie missioni, azzerare il controllo delle corporazioni in sei differenti aree.

La creazione di un clone parte dalla scelta di un background che ne definisce le sue caratteristiche base: avremo a disposizione ben otto opzioni, dal semplice Soldato abile con le armi a medio raggio fino ad arrivare al Binary, specializzato nell’hacking di ogni componente elettronico.

Il team sarà composto sempre da tre elementi e quindi dovremo scegliere in maniera accorta le varie abilità di ciascun personaggio, così da compensare i punti deboli della squadra e affrontare gli scontri senza particolari difficoltà.

Le abilità saranno influenzate anche dal tipo di mutazione del DNA con cui andremo a creare il clone: se all’inizio avremo solamente quello normale umano privo di qualsiasi “potere”, ne potremo sbloccare altri sedici con bonus a diverse caratteristiche, come un maggior danno base o una resistenza maggiore a danni da armi particolari.

Le combinazioni sono davvero tante e sicuramente la voglia di sperimentare una nova mutazione ci spingerà spesso a svolgere una nuova missione per accumulare punti Tech e crediti necessari per “acquistare” una nuova voce nell’albero di ricerca della clonazione.

Grazie infatti alle risorse che riceveremo portando a termine le differenti missioni, potremo sbloccare altri rami di ricerca che spaziano da quello militare, che ci permetterà di modificare e potenziare le armi dei nostri soldati, a quello medico che invece ci permetterà di curare i cloni danneggiati grazie alla creazione di vasche rigenerative.

Ciascun clone presenta un proprio livello di esperienza che aumenterà ogni qual volta riuscirà a tornare alla base al termine di una missione: un nuovo grado raggiunto porterà un potenziamento alle sue statistiche, risultando più efficace rispetto ad un nuovo clone recluta.

E’ quindi importante prestare attenzione a non far morire i cloni, in quanto li perderemo per sempre insieme all’esperienza che hanno maturato, costringendoci a rimpiazzarli con altri “novellini” che dovremo potenziare di nuovo.

Se la parte gestionale mi è parsa davvero ben fatta e ricca di opzioni, risultando sicuramente uno dei punti forti del gioco, i problemi di Conglomerate 451, purtroppo, vengono alla luce una volta scesi in campo (di battaglia).

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Stessa storia, stesso posto, stesso Cyberbar

Le missioni che andremo ad affrontare sono abbastanza varie: alcune ci richiederanno di trovare specifici oggetti, altre di eliminare tutti i nemici e altre ancora di far fuori il boss di turno.

Il problema è che sono strutturate tutte nella stessa maniera. Mi spiego meglio: partendo da un punto iniziale, per prima cosa dovremo sempre raggiungere un ascensore che ci porterà in una nuova zona dove troveremo diverse stanze da esplorare fino a quando non raggiungeremo l’obiettivo principale della missione.

Sembrerà quindi di ripetere lo stesso livello, anche se la scenografia e la tipologia dei nemici risulterà diversa in base all’area affrontata.

Per quanto riguarda i combattimenti, vengono ripresi i classici scontri a turni tipici dei dungeon crawler, gestiti da una barra in alto che ci mostrerà l’ordine con cui agiranno i vari personaggi.

Ogni arma o abilità speciale ha una percentuale di possibilità di successo influenzata dalla posizione sia della nostra squadra, sia dei nemici e quindi dovremo calcolare bene la distanza a cui avviene lo scontro, magari sacrificando un turno di attacco per spostarci e avere una mira migliore.

Ogni clone, oltre ad avere una barra per la salute e per lo scudo, ne ha una terza che indica la carica della propria batteria: grazie ad essa potremo ripristinare lo scudo o usarla per hackerare terminali o forzare l’apertura delle porte.

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Entrambe queste azioni ci richiederanno di completare dei mini giochi a tempo, non particolarmente difficili ma tutto sommato abbastanza divertenti. Inoltre, all’inizio di ciascuna missione, potremo trovare dei terminali speciali che ci permetteranno di scegliere tra diversi vantaggi, come ad esempio lo sblocco totale delle porte o l’indicazione di tutti i punti d’interesse presenti nel livello.

Dal punto di vista tecnico, Conglomerate 451 non brilla particolarmente: le ambientazioni cyberpunk ricreate sono abbastanza ben diversificate, anche se ricadono tutte nel già visto e rivisto, ma purtroppo sono troppo statiche e non presentano nulla di grande impatto. Idem per quanto riguarda i membri delle varie gang, che presentano poche animazioni e movimenti abbastanza legnosi.

C’è da dire che lo sviluppatore RuneHeads sta apportando al gioco nuovi contenuti e nuove modifiche ogni mese, quindi spero che prima della release finale possano limare almeno alcuni dei difetti che ho riscontrato, specialmente la struttura delle missioni troppo simili tra loro e magari anche una modalità storia un pò più avvincente.

Piccola nota finale: il gioco è completamente in inglese, ma è prevista una localizzazione in italiano prima dell’uscita.


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