giovedì, Luglio 18, 2024
BOARDGAMES

Borderlands: Mister Torgue’s Arena of Badassery! – La nostra recensione

Video-gioco da tavolo

Amiamo la serie videoludica di Borderlands, in particolare i primi due capitoli. Perciò non abbiamo resistito al richiamo del boardgame per toccare con mano quanto di buono e fedele al videogioco è presente, oltre che farci un’ idea complessiva del tutto, astraendoci ove possibile dal fattore “trasposizione”.

Cercherò di non dilungarmi troppo, senza scendere troppo nel dettaglio delle regole e cercando di esprimere ciò che di buono o di male ho trovato in Borderlands: Mister Torgue’s Arena of Badassery! edito in versione italiana da Asmodee Italia (cooperativo / 1-4 giocatori / età 14+).

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Serve però contestualizzare un pochino il tutto, parlando dell’ambientazione originale che fa da sfondo al gioco da tavolo, sempre sinteticamente.

Borderlands cala i giocatori nei panni di Cacciatori della Cripta, mercenari pronti a tutto per di razziare tesori. Pandora è il pianeta su cui tutto avrà origine, un pianeta dove si respira un’aria post-atomica, un mix tra fallout e mad-max per intenderci. Il videogioco è un action-RPG in prima persona con una forte componente looter shooter, ovvero spara,uccidi,raccogli bottino su bottino. Questa componente fa si che ci si trovi continuamente di fronte a nuove armi, armature,scudi, mod e via dicendo, creando così build personalizzate non solo negli alberi delle abilità ma anche nell’armamentario a disposizione. Non mancano classi e specializzazioni, ci mancherebbe.

Quindi quei buontemponi di Monster Fight Club come avranno adattato in versione da tavolo la serie di Gearbox Software/2K?

Semplice, creando uno spin-off ludico basato su un DLC di Borderlands 2 (Mister Torgue’s Campaign of Carnage, ndr), inserendo personaggi conosciuti ai fan della serie e presi dai primi 3 capitoli del gioco e calandoli in una sorta di arena-skirmish veloce, modulare e piuttosto intuitivo.

L’arena di Mister Torgue

In Borderlands: Mister Torgue’s Arena of Badassery! ci troveremo ad affrontare l’arena di Torgue, di scenario in scenario, fino allo scontro finale. Torgue vuole spettacolo, vuole infiammare il pubblico e farà di tutto per cercare di farlo nel migliore o peggiore, se preferite, dei modi.

Dopo un setup nella media, a livello di tempo, saremo pronti ad affrontare il primo scenario. Ogni scenario avrà le proprie regole e le proprie condizioni di vittoria.

Sopravvivere è la parola d’ordine e per farlo sarà necessario sfruttare al massimo le peculiarità e le abilità uniche di ogni personaggio, al fine di creare una strategia corale e variabile a seconda di come si comporteranno i greagri del buon Torgue.

Ogni personaggio avrà un set di azioni di cui poter benificiare, azioni che saranno contradistinte da 3 colori differenti, rosso, giallo, verde e che varranno da attivazione. Cosa significa? Ogni colore detterà diversi valori da associare alle azioni vere e proprie (es. movimento, attacco, attivazione di oggetti specifici etc etc) o alla tiplogia di attacco (melee o ranged) e anche alla distanza dalla quale poter sferrare un attacco. Ad ogni colore è associato un dado specifico che andrà a determinare il buon esito dell’azione, con tanto di crititici e fallimenti critici, che avranno naturalmente ripercussioni più o meno pesanti. Ecco, quanto sopra è la sommaria descrizione del [Re]action System, il motore di gioco.

In soldoni, ogni personaggio nel suo turno spenderà i propri segnalini azione colorati e li associerà ad azioni specifiche da attivare in-game. A queste azioni se ne aggiungono di ulteriori denominate “di base”, ovvero azioni gratuite che possono essere attivate senza spendere segnalini.

Quando tutti i personaggi avranno terminato le proprie azioni sarà il turno dei nemici che si attiveranno risolvendo le azioni dettate da un’ apposita linee di carte, carte che andranno dal rango X fino al rango 0. Questa linea di carte, che determinerà l’ AI dei nemici, sarà dettata della regole dello scenario in corso e potrà essere più o meno corposa. Ad ogni turno dei nemici quindi si andrà a risolvere la prima carta della linea, da sinistra verso destra, eseguendo tutte le azioni descritte sulla carta stessa in ordine progressivo, per poi esaurirla. Al turno successivo si eseguiranno le azioni della carta successiva e via dicendo fino ad arrivare alla carta di rango 0. Questa carta non si esaurirà e verrà ripetuta fino alla vittoria o sconfitta dei Cacciatori. Diciamo che quando si arriva alla carta di rango 0 è come se il signor Torgue si stia annoiando e quindi cercherà di mettere la parolo fine al tutto.

Il loot, componente immancabile in questo gioco, sarà generato da appositi distributori sparsi per gli scenari, da casse del tesoro e sarà naturalemnte rilasciato da ogni nemico ucciso. C’è naturalmente un limite a ciò che ogni cacciatore potrà equipaggiare ma avremo comunque un inventario passivo, che si arricchirà nel corso degli scenari e dal quale poter attingere.

Interessante il sistema di gestione dei punti vita dei Cacciatori che farà sempre capo ai segnalini azione. Subendo ferite andremo a trasformare il colore del segnalino utilizzato per difenderci al minimo disponibile. Questo significa che se ci siamo difesi utilizzando un segnalino verde, il più potente diciamo, se non riusciremo a parare il colpo allora quel segnalino diventerà rosso, abbassando di molto le nostre possibilità.

Se tutti i segnalini di un cacciatore diverteranno rossi e subirà un’altra ferita, quel cacciatore sarà out fino alla fine del turno ma potrà respawnare, pagando soldi e senza equipaggiamento potenziato.

Tra uno scenario e l’altro ci si potrà potenziare presso gli appositi distributori acquistando armi, armature e mod, spendendo moneta. Questo passo è fondamentale al fine di poter sopravvivere nello scenario successivo, che sarà sempre più arduo.

Senza annoiarvi ancora troppo veniamo al dunque.

Fan-service di tutto rispetto

Borderlands: Mister Torgue’s Arena of Badassery! funziona? Si, funziona. Il mood c’è tutto. Trattasi di un gioco veloce, dove il fattore tempo è fondamentale e sarà scandito dalla famosa linea di carte dei nemici. Avere fin da subito ben chiaro, a livello di gruppo, quale strategia adottare al fine di risolvere lo scenario in corso nel migliore dei modi, sarà fondamentale. I vari equip, che naturalmente vanno di pari passo con il loot ottenuto, donano dinamicità alle strategie corali.

Il loot, cuore pulsante di borderlands, è stato curato a dovere, proponendo un’ampia scelta di oggettistica che viene comunque randomizzata andando a pescare da un apposito sacchetto e successivamente da corposi mazzi ad-hoc.

Una volta familiarizzato con il flusso di gioco, e vi assicuro che avrete tutto chiaro dopo pochissimo, il gioco scorre veloce e senza tempi morti. Il gioco propone anche una buona rigiocabilità in quanto, a seconda di come terminerete lo scenario, avrete dei bivi decisionali da scegliere che vi porteranno ad affrontare uno scenario piuttosto che un altro.

Un’altra meccanica molto carina è quella dell’ “idolo della folla”. Quando un personaggio compie una determinata azione o conclude il suo turno in un determinato modo (ogni giocatore ad inizio partita pescherà una carta che determinerà il come accaparrarsi il segnalino, ndr), acquisirà un segnalino speciale che lo renderà il bersaglio preferito dai pazzi psicopatici che vogliono la nostra pelle.

Questa meccanica è preponderante all’interno del gioco e influirà su come i nemici si muoveranno e si comporteranno. Quindi il passaggio tra i giocatori di questo fantomatico segnalino potrà alterare una strategia in corso, costringendo i giocatori a riorganizzarsi al volo oppure sarà volontà dei giocatori far passare il segnalino da uno all’altro, proprio per portare a termine agevolmente lo scenario in base a come stanno andando le cose.

Non posso non citare la possibilità di reagire quando stremati, meccanica che cala ancora di più il tutto nel folle mondo di Borderlands. Come nel videogioco, una volta che ci avranno inflitto il colpo di grazia, non saremo subito fuori dai giochi temporanemanete ma avremo una chance di “riabilitazione”, riuscendo con un colpo di reazione ad avere la meglio contro l’aggressore di turno ripristinando così i nostri valori e scampare alla morte.

Borderlands: Mister Torgue’s Arena of Badassery! è un prodotto fan-service? Si, senza ombra di dubbio. Chi ama il videogioco troverà molti spunti interessanti e meccaniche traslate al tavolo molto familiari. Con questo non voglio dire che chi non conosce la serie di Borderlands non troverà piacere nel giocarlo, anzi, è un gioco che coinvolge, ben ambientato e tutto sommato facile da giocare.

Ripeto, è un gioco dove la cooperazione risulta fondamentale e riuscire a giocarlo al massimo dei giocatori regala sicuramente l’esperienza di gioco migliore. Ho provato il gioco anche in solitario ed il tutto è stato soddisfacente anche perchè o lo si gioca in solo o lo si gioca in 2/3/4 in campo saranno sempre presenti tutti i cacciatori della cripta e quindi è possibile sempre sfruttare tutte le caratteristiche e abilità degli eroi, toccandole più o meno con mano.

Sui materiali non ho nulla da dire, ben realizzati e di buona fattura. Iconografia chiara e artworks altamenti aderenti al brand. Il regolamento, corposo, l’ho trovato forse un po’ confusionario, almeno alla prima lettura senza mettere mano al gioco; poi giocando tutto è stato più chiaro.

Se proprio devo fare un appunto questo è rivolto ai segnalini delle U-Station che indicano sia il punto di partenza sia i punti di respawn dei cacciatori a seguito di una brutta fine. Essendo componibili, formando uno sorta di piccolo scenico, hanno una base troppo piccola e non stanno in piedi, quindi risulta inutile montarli per poi vederli continuamente cadere. Anche le tiles che andranno a comporre i vari scenari risultano un pochino monotone e sterili; capisco il fattore ambientazione ma qualche piccolo sprazzo di colore non sarebbe stato male.

Il modello di gameplay è piuttosto basilare e alla lunga potrebbe risultare monotono ma sinceramente, da questo tipo di gioco, non mi sarei aspettato di più, sono sincero. Sicuramente giocare un paio di scenari, per poi lasciare passare qualche giorno prima di rimetterci mano, tenderà a scrollare di dosso quella sensazione di ripetitività generale che potrebbe essere avvertita, anche se ogni scenario includerà obiettivi e modi di completamento differenti.

Se cercate uno skirmish senza troppi fronzoli, divertente da giocare e altamente cooperativo, al netto del famoso giocatore alpha, fateci un pensierino.

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Augh!


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