Elvira: Mistress of the Dark, oltre le tette c’è molto di più

Un perfetto mix di horror e fantasy che riesce a trasportare il videogiocatore all’ interno di un piccolo mondo fatto di stregoneria, orrore e mistero.

 

Dark/Horror/Fantasy

Era circa il 1991 ( mese più o mese meno ) quando misi le mani sui 5 floppy di Elvira: Mistress of the Dark ( Horrorsoft/Accolade – 1990 ).

La figura dark e prorompente di Elvira, che aveva già conquistato una buona fetta di accoliti sul piccolo e grande schermo, aveva campeggiato sulle maggiori testate videoludiche del tempo raccogliendo voti molto entusiastici, pertanto la mia curiosità era alle stelle.

Venivo da titoli come Dungeon Master e Eye of The Beholder e l’ idea di un gioco simile a stampo horror mi inebriava la mente.

Parliamo di un’ avventura grafica con una componente RPG, contorno di Dungeon Crawler e una piccolissima spolverata di crafting. Nel gioco dovremo aiutare Elvira a riacquistare i suoi poteri che gli sono stati privati da Emelda, una sua malvagia antenata tornata in vita da una maledizione.

Elvira è prigioniera all’ interno del suo maniero e per darle man forte dovremo recuperare sei chiavi per poter avere accesso nuovamente alle pozioni e agli strumenti magici delle “prominente” strega.

elvira mistress of the dark meniac review

Diamo a Elvira ciò che è di Elvira

Il gameplay è in prima persona e ci muoveremo per schermate fisse con la possibilità di girarsi nella varie direzioni, esplorando un’ area molto vasta e piena zeppi di nemici, enigmi e personaggi con i quali interagire.

Molto interessante il sistema di progressione del personaggio che aumenterà il proprio livello di confidenza con le varie tipologie di armi in base all’ utilizzo ( più si usa una determinata arma e più saremo letali con la stessa ).

I combattimenti sono in tempo reale e si baseranno su un sistema molto funzionale di parata/attacco. Inoltre alcuni scontri potranno essere risolti soltanto utilizzando oggetti ben precisi.

 

Cinque sono le caratteristiche principali del nostro altre ego digitale e nello specifico Forza ( i danni che potremo infliggere ), Resistenza ( la resistenza ai danni ), Abilità ( la nostra maestria con l’ arma equipaggiata ), Agilità ( la probabilità di poter attaccare per primi ) e in ultimo Vita ( i punti vita ).

Prima ho menzionato il crafting e in breve potremo, tramite il miscuglio di ingredienti vari all’ interno delle cucine del castello, creare pozioni e oggetti che saranno utili al proseguo dell’ avventura.

Graficamente, e parlo della versione per Amiga 500, siamo di fronte ad un prodotto egregio. Gli ambienti sono dettagliati e ogni singola immagine è ben calata all’ interno dell’ universo di gioco.

Mi viene da menzionare le varie morti che venivano illustrate con particolari gore non da poco per il tempo. Non ultimo il level design che ci permetterà di esplorare una moltitudine di stanze e luoghi ( circa 600 se non erro ).

La schermata di gioco è molto chiara e funzionale con l’area centrale dello schermo dedicata all’ azione vera e propria mentre ai lati e in basso si trovano i comodi menù dei comandi.

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Il mix che funziona

Elvira: Mistress of the Dark è uno dei migliori adventure/rpg dell’ era 16 bit, e mi viene anche da dire dell’ era 8 bit vista la bellissima conversione per Commodore 64, anzi miracolosa.

Il gioco è sfidante e molto appagante. Personalmente al tempo me lo sono goduto a metà vista la mia conoscenza base della lingua inglese ma rimettendoci le mani sopra qualche anno dopo ho potuto assaporare tutta la grandezza di un gioco che era riuscito a sfruttare in maniera perfetta marketing e gameplay, creando la giusta alchimia che rende un titolo degno di essere ricordato e perchè no, preso come esempio.

Lo sto rigiocando in questi giorni e non potete capire la soddisfazione provata nel fermare il temibile Lupo Mannaro grazie all’ argento.

Un perfetto mix di horror e fantasy di stampo classico che riesce a trasportare il videogiocatore all’ interno di un piccolo mondo fatto di stregoneria, orrore e mistero.

Dietro ad una cover che spingeva la fantasia e il testosterone di un adolescente anni 90 verso livelli di guardia si nasconde un gioco dalle basi solide, con una buona narrazione, un comparto visivo di eccellenza e meccaniche molto soddisfacenti e ben sviluppate.

Augh.

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2 pensieri riguardo “Elvira: Mistress of the Dark, oltre le tette c’è molto di più

  • Avatar
    Giugno 8, 2019 in 3:17 pm
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    Elvira è sempre Elvira. Oltre alle tette ci sarà anche di più, ma sono uno che si accontenta 😀 😀 😀
    Perso da qualche parte dovrei ancora avere l’unico numero della rivista Zap che abbia mai acquistato, dove recensiscono proprio Elvira XD

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    • Francesco Soccolini
      Giugno 8, 2019 in 8:23 pm
      Permalink

      È un giocone. Veramente andrebbe utilizzato come esempio di gameplay e design. E avere ZZap dove recensisicono Elvira è top! 8)))

      Risposta

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