Ash of Gods : Redemption – La nostra recensione

la totale libertà decisionale lungo il viaggio che vi porrà di fronte a scelte che non potrete quasi mai prendere a cuor leggero.

 

The Banner of Gods

Amanti dei GDR fantasy e del combattimento a turni unitevi perché oggi abbiamo il piacere di parlarvi di Ash of Gods: Redemption, titolo sviluppato da AurumDust e disponibile su tutte le piattaforme di gioco attualmente presenti sul mercato. Cominciamo col dire che se vi aspettaste qualcosa di innovativo , rivoluzionario e capovolgente rispetto ai capisaldi del genere , beh, non siete capitati sul gioco adatto. Molti , moltissimi i cliches ed i parametri alla base del gameplay e dell’art design che troverete in Ash of Gods: Redemption sono i medesimi già apprezzati ad esempio in The Banner Saga.

E’ questo un limite? E’ questo un difetto? Assolutamente NO dico io, anche perché qualche elemento di rinnovamento o “freschezza”  la produzione ha pensato bene di includerlo nel gioco. Il primo collegamento che il giocatore elabora è senza dubbio quello con la Banner Saga, ma è doveroso avvisarvi che non siamo di fronte ad un plagio, personalmente preferisco classificare questo titolo come una personalizzazione (ben riuscita in fin dei conti) del ben più celebre GDR di STOIC.

Abbandoniamo quindi fin da ora l’idea dell’accostamento alla Banner Saga ed addentriamoci in Ash of Gods.

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The long and winning road

Fin dai primi momenti di gioco mi sono trovato a calcare un terreno familiare, probabilmente  il fatto di aver già giocato a titoli del genere in precedenza mi è stato di aiuto. Prime fasi di gioco che sono scivolate via in un lampo e che hanno il pregio di non finire per tediare anche i giocatori più “skipponi” o meno avvezzi alle tematiche di lore che non hanno la pazienza di sorbirsi gli spiegoni  a cui i GDR story-driven come questo sono notoriamente legati.

Ma è proprio la narrazione, gli eventi iniziali e successivi della storia la caratteristica ch,e secondo il mio modesto parere, ha la capacità di mantenere ad un buon livello di interesse l’attenzione del giocatore .

Senza cadere in spoilers , c’è bisogno di dire che gli avvenimenti di Ash of Gods hanno uno stampo alquanto macabro e dark che riesce a catturarci nonostante qualche falla e pecca di qualità riscontrabile nei dialoghi e nella scrittura (soprattutto all’inizio dell’esperienza di gioco) .

Come intuibile anche senza conoscere il gioco , il mondo è in rovina, e come in altri titoli dello stesso genere ci ritroveremo ad affrontare il consueto viaggio della “disperazione” al fine di interrompere la fine del mondo fantasy conosciuto su cui ci muoviamo.

Avremo che fare con tre personaggi principali, rispettivamente leader di altrettanti gruppi , ognuno con proprie caratteristiche di gameplay ed ognuno con un nutrito (o meno , dipenderà dalle vostre abilità tattiche) gruppo di personaggi secondari arruolabili di tappa in tappa, utili al solo combattimento al seguito.

Durante le “traversate” per la mappa del mondo di gioco , avremo l’opportunità di capire l’origine del male , che porta il nome di Mietitura e la possibilità di capire come fermarla .

Tre viaggi , caratterizzati dalla gestione di Tempo e Strix. Queste ultime altro non sono che pietre intrise di magico potere che per farla breve tengono alla larga la piaga della Mietitura (o morte per capirci meglio ) stessa ; sarà quindi necessario assicurarsi di non sprecarle e soprattutto di non esaurirle durante il viaggio.

C’è però da dire che in entrambe le partite che ho giocato sono riuscito ad arrivare all’epilogo della storia con abbondanti Strix a disposizione, mentre nelle fasi iniziali di gioco scarseggiano senza ombra di dubbio.

Molto spesso vi ritroverete ad accamparvi e scoprire nuove linee di dialogo che vi porteranno a loro volta a scoprire i tratti distintivi di tutti i personaggi del mondo di gioco , senza disdegnare una visibile apertura verso un vocabolario senza fronzoli ed in alcuni casi anche erotico ed osè.

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Impara le carte e mettile da parte

Parliamo di combat-system; niente di differente in Ash Of Gods rispetto al suo mentore Banner Saga , ci si sfida a turni con una interessante e sufficientemente profonda gestione di Stamina e vitalità dei personaggi. La ventata di “freschezza” per il gameplay rispetto ai suoi simili in questo gioco è però la presenza di vere e proprie Cards magiche giocabili durante gli scontri con il nemico.

E’ presente una buona verità di queste ultime essendo presenti cards per guarigione, resistenza ai colpi subìti , potenziamento degli attacchi , fino ad arrivare a veri propri sortilegi e magie pure in grado di invertire caratteristiche di attacco e difesa di un avversario. Una piccola-grande introduzione al gameplay questa che scagiona Ash of Gods da qualsiasi accusa di presunto plagio alla Banner Saga e che va ad aggiungersi alla narrazione molto più cruda e senza veli su cui poggia la storia.

Personalmente ho giocato la storia in tutte le modalità presenti , usando una prima volta i combattimenti automatici ed una seconda volta gestendo autonomamente i combattimenti, proprio mentre scrivo questo pezzo ho incominciato la modalità Hardcore riscontrando più di qualche difficoltà nell’andare avanti nel gioco.

Vi ho reso noto questo perché ad un primo avvio Ash of Gods può risultare facilino , la scacchiera virtuale su cui vengono disputati gli scontri a turni , potrebbero far pensare ad un IA avversaria poco competitiva ma a parer mio la scelta dell’esperienza di gioco è ben pensata per chi vuole godersi la storia piuttosto che spendere lunghe sessioni su i combattimenti e viceversa.

Degne di nota le animazioni in motion-capture del combattimento stesso che sono ottimamente realizzate , così come la totale libertà decisionale lungo il viaggio che vi porrà di fronte a scelte che non potrete quasi mai prendere a cuor leggero.

Da parte nostra consigliamo di provare Ash of Gods?

SI, decisamente, vuoi per la profondità e background dei personaggi del mondo di gioco, che garantiscono una rigiocabilità molto ampia , vuoi per la storia cup,a con lore originale ed elaborata, che suscita l’interesse del videogiocatore di turno.


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