Gloomhaven: Jaws of the Lion – La nostra recensione

Se cercate qualcosa che vi faccia spremere le meningi e che richieda cooperazione massima a suon di carte giocate con estrema perizia, siete i benvenuti, altrimenti statene alla larga

Le fauci del leone

Gloomhaven non ha certo bisogno di presentazioni nel mondo dei boardgames e per quanto riguarda la redazione di meniac.it troviamo che sia tra i migliori titoli su cui abbiamo avuto il piacere di mettere mani e testa ( recensione QUI ).

Oggi parliamo del fratellino minore, Gloomhaven: Jaws of the Lion ( 2-4 giocatori / età 14+ ), un gioco sempre ad opera di Cephalofair Games ed edito in edizione italiana da Asmodee Italia.

Fratello minore, in quanto possiamo azzardare che Jaws of the Lion è all’ incirca 1/4 rispetto a Gloomhaven, sia nelle dimensioni che nella quantità di materiali, oltre che di missioni etc etc.

Sintetizziamo brevemente la storia, senza spoiler alcuno: ci caleremo nei panni dei Jaws of the Lion, un gruppo di mercenari che saranno impegnati ad investigare su improvvise e misteriosi sparizioni di persone nella ridente cittadina di Gloomhaven.

Gloomhaven Jaws of the lion meniac recensione 4

Il gioco, in breve

Mettiamo subito i puntini sulle i… Gloomhaven, in generale, non è un dungeon crawler o meglio ne assume le sembianze ma in realtà si tratta di un strategico-legacy con un cuore di deck-building, proprio per essere stringati.

Nello specifico Jaws of the Lion ci vedrà impegnati per 25 scenari, con bivi, all’ interno dei quali dipanare il mistero.

Scordatevi setup infiniti e storage di kili su kili di materiale. Jaws of the Lion propone una formula più gamers-friendly, senza tiles modulari e con “tutto pronto” sul libro degli scenari. Già, avremo le mappe di gioco già pronte su un apposito libro, suddivise in caselle esagonali, con tanto di istruzioni per il setup di mostri ostacoli etc etc, regole speciali e quant’ altro possa servire per prepararsi alla scontro.

Quattro classi tra cui scegliere, Demolitore, Guardia Rossa, Ascia da Guerra e Guardiano del Vuoto, ognuna con le proprie caratteristiche e peculiarità uniche.

Quindi il setup, una volta organizzato il materiale di gioco, si ridurrà ad aprire la pagina dello scenario, preparare i mostri di turno, i relativi mazzi e voilà… pronti.

Il core del gioco basa tutto sulla strategia. Ogni giocatore avrà il suo mazzo dedicato dove ad ogni turno sceglierà due specifiche carte da giocare nel round, senza rivelarle agli altri.

Le carte sono divise in due sezioni, azione superiore e azione inferiore. Starà al giocatore decidere quale delle due azioni scegliere e in che ordine, tenendo conto che si dovrà sempre scegliere un’ azione specifica per carta – es. se scegliamo l’ azione superiore della prima carta allora dovremo optare per forza per l’ azione inferiore della seconda carta.

Le carte inoltre dettano il valore iniziativa, ovvero l’ ordine di attivazione. La scala dell’ iniziativa, per mercenari e mostri, andrà dal valore più esiguo a quello maggiore.

Movimento, attacco e ogni azione possibile sarà dettata da ciò che abbiamo scelto come azioni nelle due carte di cui sopra. Gli attacchi si divideranno in melee e ranged e ogni azione di offesa sarà seguita da un apposito mazzo modificatore, dal quale pescheremo un carta, in condizioni di normalità, e andremo ad applicare al valore di base dell’ azione il modificatore pescato. Questo vale anche per i nostri avversari.

Sconfiggere mostri ci porterà, nel corso degli scenari, ad acquisire monete e loot vario, da poter spendere a nostro vantaggio per potenziare i nostri alter-ego.

Il pool di nemici è abbastanza vario anche se molto risicato rispetto al fratellone. Presenti anche i boss, che presenteranno condizioni particolari e che si dimostreranno ardui avversari.

I nostri eroi potranno salire di livello, aumentando così i punti ferita e andando a potenziare il proprio mazzo, includendo carte via via sempre più potenti e adatte al proprio stile di gioco.

I punti ferita non saranno l’ unico indicatore di potenziale sconfitta. Ogni carta giocata durante un round verrà scartata e una volta terminate bisognerà eseguire un’ azione di riposo che consiste nel rimettere in gioco le nostre carte -1 ( il -1 significa che la carta scelta sarà eliminata dallo scenario corrente permanentemente). Se andando avanti nel round un giocatore dovesse finire tutte le sue carte o se dovesse rimanere con una sola carta, sarà fuori dai giochi.

I nemici si muovono sempre verso il giocatore attivo e a loro turno di iniziativa si attiveranno tutti, seguendo un ordine numerico e di grado ben visibile sullo stand di cartone che li rappresenta.

A questo aggiungete gli stati che si potranno infliggere o subire tipo confondere, stordire, immobilizzare, rinforzo e altri, la linea di vista per effettuare attacchi ranged, regole che determineranno condizioni di vantaggio o svantaggio, con conseguenti bonus o malus a livello di modificatori, gli ostacoli, le infusioni elementali e altro ancora.

La campagna quindi prenderà vita sotto i vostri occhi, con tanto di mappa di dettaglio della città di Gloomhaven sulla quale andare a posizionare gli stickers degli scenari completati e di quelli subito disponibili a seguito di una vittoria o obiettivo completato.

Come la buona tradizione legacy vuole avremo anche dei materiali sigillati che andranno aperti solo quando richiesto dal gioco.

Non andrò oltre raccontandovi le regole e le possibilità offerte del gioco e passerò subito alle impressioni generali.

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Veniamo al dunque

Ho già detto che si tratta di un gioco “minore” e questo sia chiaro a tutti. La profondità strategica del titolo padre c’è tutta ed è tangibilissima. Il dover scegliere con cura ogni carta da giocare e da eliminare, con pianificazione a corto-medio termine sarà determinante, sempre tenendo bene a mente cosa potranno effettuare i nostri compagni.

Durante un round si può discutere della strategia da applicare, ma solo sommariamente, senza mai poter scendere nel dettaglio di cosa avrete intenzione di fare e come. Ora, questa regole può essere disattesa ma farlo significherebbe rompere il gioco in tutto e per tutto.

Il senso di progressione dei personaggi c’è ed è ben bilanciato, come ben bilanciata è la scalabilità in base al numero dei partecipanti. Sappiate anche che Jaws of the Lion può essere giocato in solitario ma andranno necessariamente scelti due personaggi.

Il numero degli scenari è sufficiente ad imbastire una campagna degna di tale nome, senza esagerare e con il giusto timing generale a corredo.

I materiali sono buoni anche se devo avvisare eventuali acquirenti che defustellare sarà un’ operazione delicata in quanto alcuni token, se non ” staccati ” con attenzione, potrebbero rovinarsi.

Ponendosi come un introduttivo al sistema di gioco di Gloomhaven, Cephalofair Games ha ben pensato di strutturare il regolamento in modo da prendere per mano il giocatore e introdurlo alle meccaniche di gioco passo dopo passo. Pertanto i primi 5 scenari saranno un tutorial di gioco dove verranno presentate tutte le casistiche che presenteranno in seguito.

Ho personalmente trovato questo accompagnare i giocatori molto interessante ma va precisato che il far passare troppo tempo tra uno scenario e l’ altro potrebbe lenire la memoria e visto che ogni scenario tutorial introduce ma non “ripropone”, ci si potrebbe trovare nella condizione di doversi andare a spulciare ciò che era accaduto precedentemente, in modo da tirare un riga dritta sulle regole di gioco.

Di certo una sezione nel regolamento che riassumeva tutto in modo sequenziale avrebbe dato la possibilità di muoversi più agevolmente e permettendo ai mercenari più frettolosi di saltare a piedi pari gli scenari tutorial.

E’ presente anche un glossario ma nonostante sia molto completo non aiuta più di tanto per quanto osservato precedentemente.

Il gameplay è molto molto tattico. E’ richiesta partecipazione e concentrazione, pena una fine rovinosa. Peccato che gli scenari non presentino mai quel qualcosa che fa esclamare “wow”. Tutto si riduce nel 95% dei casi nell’ uccidere tutto ciò che si muove tra gli esagoni, al netto di qualche eccezione che però non riesce a soffocare quel senso di ripetitività.

Il fattore fortuna incide molto molto marginalmente in quanto questo si racchiude nel mazzo dei modificatori, mazzo che si delineerà nel tempo e sul quale possono essere applicate premonizioni a parte dei giocatori, tenendo bene in mente cosa contiene e cosa è già uscito ( maledetta icona “rimescola” , ndr ).

Anche a livello di storia non c’è da fare chissà quali salti di gioia. Tutto è molto semplice e a volte scontato. Carina l’ idea delle carte evento cittadine multi-scelta ma da sole non bastano per creare un’esperienza avvolgente.

Detto ciò trovo che Jaws of the Lion riesca perfettamente nell’ intento di realizzare un titolo più amichevole, veloce e adatto a giocatori di media esperienza.

Il prezzo più contenuto lo rende perfetto come introduttivo o come espansione, corposa espansione, del fratello maggiore.

Consigliatissimo a chi vuole tuffarsi in questo brand, nelle sue meccaniche e nel suo universo fantasy, anche se molto più snello e perimetrato.

Ma ripeto, non cadete nell’ errore di vedere questo gioco come un dungeon crawler, non lo è. Perciò se cercate qualcosa che vi faccia spremere le meningi e che richieda cooperazione massima a suon di carte giocate con estrema perizia, siete i benvenuti, altrimenti statene alla larga.

Per i vostri acquisti vi consigliamo MagicMerchant.itil Mega-Store online di Giochi da Tavolo, di carte e di Ruolo.

Augh.


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