Sekiro: Shadows Die Twice, la nostra recensione

L’ estrema difficoltà di Sekiro potrebbe scoraggiare i più. Parliamo quindi di un prodotto di nicchia mascherato da tripla A diretto al grande pubblico?

 

L’ ombra dello Shinobi

Sekiro: Shadows Die Twice è la nuova IP di From Software, casa di sviluppo famosa per aver dato alla luce diverse saghe videoludiche quali King’s Field, Armored Core, Tenchu e la seguitissima e apprezzatissima serie di Dark Souls, senza tralasciare Demon’s Souls e Bloodborne.

Aspettavamo Sekiro, forti anche dei nostri trascorsi sui titoli della serie Souls e ringraziamo Activision per averci fornito una copia del gioco.

Partiamo subito con il dire che con Dark Souls questo gioco ha pochissimi elementi in comune, elementi più che altro di design e nient’ altro.

Sekiro ci catapulterà nel giappone feudale. Vestiremo i panni di uno shinobi al servizio di un giovane signore il quale è portare di un occulto potere. Non andrò oltre sulla trama perchè credo che questa volta, più che in passato, tutto sia godibile dal giocatore stesso senza troppa speculazione o voli pindarici mentali. Perchè la storia in Sekiro è chiara. Il canovaccio narrativo evolve sotto gli occhi del giocatore portandoci sempre di più verso verità all’ inizio nascoste. Finalmente tutto sarà intellegibile e i vari NPC di background non faranno altro che arricchire l’ arco narrativo inserendo dettagli utili ad accrescere la story-line principale e … rullo i tamburi … il personaggio principale parla.

Questo è già un forte elemento di distacco dalle opere precedenti di Hidetaka Miyazaki, che mette la sua inconfodibile firma anche su questo titolo.

Altro elemento che fin da subito salta all’ occhio è l’ assenza di un coparto ruolistico corposo. Niente statistiche da livellare, o meglio veramente ridotte ai minimi termini. Siamo di fronte quindi ad un titolo dalla fortissima componente action immersa in un mondo di gioco vasto che offre molte dinamiche di gameplay. Le uniche tre statistiche che potremo livellare saranno la nostra vitalità, la nostra postura ( equivalemte in qualche modo dell’ equilibrio) e il potere di attacco.

Ma non livelleremo a nostro piacimento: recuperando quattro grani di rosario, un oggetto del gioco, potremo aumentare le barre di vitalità e postura in modo simmetrico mentre recuperando dei semi di zucca potremo aumentare il numero di fiaschette curative ( immancabili ) in nostro posesso.

Come detto un altro valore che si potrà aumentare è il potere di attacco e lo si potrà upgradare soltanto acquisendo dei ricordi, ricordi dei quali entreremo in possesso sconfiggendo i boss principali.

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Il Lupo da un braccio solo

Il Lupo – così viene chiamato il protagonista nel gioco – disporrà di un’ arma principale, una katana, e di una protesi al braccio sinistro che potrà essere equipaggiata con diversi strumenti che andranno ad affiancare le nostre possibilità di offesa/difesa. E anche in questo caso la differenza con Souls e affini è abissale. Niente spadoni, martelli, katane, pugnali e qualsiasi altra arma bianca voi possiate immaginare… una katana … stop.

Il combat system, fiore all’ occhiello dell’ intera esperienza ci metterà dinanzi alla nostra perseveranza e prontezza di riflessi. In Sekiro si attacca, ci si difende, si schiva ma sopratutto si attacca e si attacca ancora. Dite addio alla barra vitale dei nemici. Per carità, gli HP di ogni nemico saranno sempre visibili ma quello su cui bisogna porre costantemente l’ attenzione sarà la barra della postura.

Ogni avversario, mob o boss che sia, possiede la propria barra di postura, e naturalmente anche il Lupo. Quando questa barra sarà riempita allora si potranno affondare attacchi mortali che uccideranno di colpo l’ opponente oppure lo priveranno di una delle X barre di vitalità a sua dispozione mentre nel nostro caso ci lascerà completamente sguarniti di ogni difesa e quindi traete voi le conclusioni. Per riempire la barra della postura di un nemico bisognerà attaccarlo costantemente ma soprattutto bisognerà saper parare, e meglio ancora deflettere in modo preciso, gli attacchi che ci vomiterà addosso senza tregua.

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Una volta metabolizzato il sistema di combattimento ci troveremo ad affrontare ogni scontro come se fosse un vero combattimento all’ arma bianca. I suoni delle lame che si scontrano risuonerà nell’ aria e spesso, anzi spessissimo, il combattimento si risolverà con la nostra morte finchè non avremo ben capito bene i ritmi dello scontro e le finestre di opportunità che potremo sfruttare a nostro vantaggio.

In aiuto ci verranno i prima menzionati strumenti prostetici i quali potranno accecare i nemici, impedirgli di effettuare determinate azioni, spezzargli la guardia e via dicendo. Ma l’ utilizzo della protesi non sarà infinito. Ogni volta che la utilizzeremo spenderemo dei simboli divini, acquistabili o recuperabili. Perciò anche questa possibilità andrà pesata con cura.

In aggiunta, guadagnando l’ immancabile esperienza, si potranno sbloccare diverse abilità suddivise su specifici rami, le quali ci permetteranno di attuare mosse specifiche oppure di guadagnare in modo costante abilità passive.

Stavo dimenticando di citare uno strumento chiave dell’ esperienza di gioco: il rampino. Questo strumento ci permetterà di raggiungere punti ben precisi sviluppando così il gioco sia in orizzontale che in verticale. Inoltre in molte situazioni il rampino sarà la chiave principale per portare a casa il risultato. Tenete bene a mente che in Sekiro sarà possibile agire in maniera stealth e questa meccanica non è assolutamente da mettere in secondo piano.

Nella maggior parte dei casi saremo noi a decidere il tipo di approccio necessario. Potremo dimezzare le difese nemiche agendo nell’ ombra oppure bypassare completamente ogni scontro dirigendoci direttamente all’ obiettivo. Questo tipo di approccio dona molta dinamicità al gameplay rendendolo sempre molto stimolante. Inoltre le fasi stealth sono realizzate piuttosto bene in quanto i nemici potranno perderci di vista ma non molleranno l’ osso tanto facilmente rendendo i nostri movimenti sempre sul filo del rasoio.

L’ IA, che devo dire è notevolmente migliorata, agirà secondo canoni credibili rendendo ogni nostra azione non così scontata come potremmo aspettarci.

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Un tuffo nel truce giappone feudale di From

Il mondo di gioco è veramente immersivo. Il level design è di pregevole fattura. Villaggi, tenute, castelli, vallate, monti, caverne… un mondo che si scopre piano piano al nostro passaggio e non mancano di certo segreti e vie poco visibili da percorrere. Perchè, come From Software ci ha abituato, il mondo di gioco è ricolmo di oggetti e NPC da scovare e dai quali acquisire missioni secondarie, mai dettate dal caso e molto soddisfacenti in termini di ricompense.

Ogni zona va esplorata con calma, provando ogni soluzione possibile e in questo ci verranno in aiuto i molteplici idoli sparsi nel gioco, idoli che fungeranno anche come sorta di HUB dove spendere il denaro guadagnato uccidendo i nemici ( i sen ) o aumentare le nostre caratteristiche. Inoltre avremo a che fare con una moltitudine di mid-boss e boss principali. Non avrete tregua e anche i passaggi apparentemete più semplici, se non affrontati nel giusto modo vi porteranno al triste epilogo. Molte aree saranno interconnesse tra di loro facilitando così gli spostamenti anche se c’è da dire che il gioco propone un ottimo “viaggio rapido” permettondo di spostarci in modo capillare grazie ai molti idoli disseminati ovunque.

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Il comparto grafico è eccellente. Visivamente il gioco regala momenti molto intensi, sempre che si ami comunque lo stile della casa nipponica. Anche sul fronte audio siamo su buonissimi livelli con una soudtrack in tema di primissimo livello. Il gioco è anche completamente doppiato in italiano anche se mantenere l’audio in giapponese regala un’ immersione totale.

Ma arriviamo al cuore del gioco… la morte. Sekiro è un gioco hardcore, un vero e dannato gioco hardcore e in qualche modo mi ricorda la sofferenza provata giocando Furi. Si muore, si muore e si muore ancora. Ad ogni morte avrete la possibilità di risorgere, e da questo viene il nome del gioco, ma la resurrezione non è un meccanismo atto a facilitarvi le cose anche perchè quando tornerete in vita vi troverete con lo stesso numero di oggetti di quando siete morti e con la barra degli HP dimezzata. Viene da se che questa meccanica della resurrezione va usata in modo parsimonioso e ben oculato, magari per risolvere uno scontro a cui manca pochissimo al termine e nulla di più. Inoltre più torneremo in vita più diffonderemo una sorta di maledizione ma su questo aspetto non mi dilungherò e lascerò a voi il piacere di scoprirne gli effetti, se proprio di piacere si parla.

A differenza di altri giochi il backtracking al fine di aumentare il vostro livello e avere un vantaggio non indifferente contro l’ ostacolo di turno è pratica quantomai inutile. Sekiro punta tutto sulle skills del giocatore. Tutto va ragionato, affrontato molte volte fino a capire come agire e una volta capito continuerete a morire fino a che non arriverete al punto in cui il combattimento diventerà una sorta di danza ben orchestrata. A quel punto la vittoria sarà ai vostri piedi.

Non sono mai riuscito a battere un boss senza morire decine di volte e non mi esulo dal sottolinearlo.

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Ci sono comunque degli appunti che mi sento di fare a questo titolo:

Personalmente inizio ad essere stufo dello stile truce e grottesco che contraddistingue le ultime produzioni di casa From. Sekiro infatti continua su questa direzione proponendo per la maggiore personaggi sporchi di terra e sangue, visivamente turbati e a tratti inquietanti. Non tutti hanno questo stile, specialmente i boss sui quali viene posta maggiore attenzione alla caratterizzazione ma nel complesso l’ immagine che ci si para davanti è un mondo avvolto dai sapori forti della guerra e dalla disgrazia.

Avrei preferito qualcosa di diverso anche su questo fronte in quanto avrebbe scrollato di dosso definitivamente l’ ombra dei Souls che, vuoi o non vuoi, continua da aleggiare intorno al gioco. Occhio però, non fraintendetemi… Sekiro è lontanissimo dalle Anime Oscure o dalla Chiesa del Sangue di Yharnam, sia chiaro, ma il paragone è sempre dietro l’ angolo. In una bossfight in particolare ho rivisto i miei trascorsi in Bloodborne: nemico femminile veloce e di corporatura esile, arena ben definita, musica classica, doppia fase.

Inoltre, a livello puramente tecnico, ho riscontrato molto spesso dei comportamenti non corretti come parate o mosse speciali che non sono state “contate” dal motore di gioco anche se perfettamente in linea con modi e tempistiche. In ultimo le telecamere. Devo dire che stavolta siamo su livelli accettabili e ma in alcune boss fight, e in particolare contro i boss più veloci e nervosi o all’ interno di spazi molto ristretti, la telecamera fa le bizze facendo perdere il lock sul nemico e questo aumenterà di non poco le nostre possibilità di fallimento perchè, senza lock, la nostra difesa sarà ridottisima e ci troveremo in balia dei colpi nemici da dietro e ai fianchi.

Nicchia o non nicchia?

L’ estrema difficoltà di Sekiro potrebbe scoraggiare i più. Parliamo quindi di un prodotto di nicchia mascherato da tripla A diretto al grande pubblico?

No. Non la penso così. Credo che ogni giocatore abbia le capacità per portare a termine questo gioco. È necessaria però una buona dove di pazienza e perseveranza, questo si.

È scontato che se non possedete le doti di cui sopra o non avete voglia di applicarvi più di tanto Sekiro non è il gioco che fa per voi. Ma questo non lo rende assolutamente un prodotto di nicchia.

Sono molto contento di questa virata di From Software e quello che mi auguro è che questa importante IP venga sviluppata nel tempo nel migliore dei modi, ampliando così i retroscena e le molte possibilità che il gioco offre a livello di gameplay ed esperienza.

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